Un'atleta del “Naressaun Institute” in Thailandia.
di Antonio Zanella
Si aprono le porte dell'aereo, dopo un volo interminabile da Budapest
finalmente siamo atterrati all'aereoporto di Bangkok. La prima
cosa che colpisce è l'afa, il caldo torrido. Qualche contrattempo
burocratico (per entrare nel regno bisogna farsi scannerizzare
l'occhio e lo stesso si farà all'uscita dal paese) e finalmente
sono fuori dall'aereoporto. Sono partito solo con uno zaino e
il biglietto d'aereo e qualche utile consiglio di Aldo e di un
altro amico.
Dopo aver visto un due alberghi agghiaccianti e dopo aver rifiutato
alcune offerte di compagnia femminile per la notte, ho deciso
che per la prima notte mi sarei concesso il lusso di una camera
con aria condizionata, viste le fatiche del viaggio (per l'esorbitante
cifra di circa 8 euro). Il giorno successivo decido di cominciare
a dare un occhiata alla città, avendo ben chiaro il motivo
per cui sono qui: allenarmi al nostro campo di riferimento ,
il Kai Muay Chuwattana !
Faccio un giro a piedi attorno a Kaosarn poi prendo un tuk tuk
che con meno di un euro mi porterà in giro per tre ore
a visitare templi buddisti. Tutto molto bello ma comincio a chiedere
notizie su campi di muay thai nelle vicinanze. Il primo che trovo
è all'interno di un tempio buddista. Purtroppo sono le
due e il padrone del campo non c'è perché a quell'ora
non ci si allena e quindi do un occhiata in giro.
Purtroppo è ancora presto e decido di non aspettare ma
di cercare il Chuwattana. Continua la mia ricerca; decido di proseguire
a piedi perché pare che il Chuwattana sia molto vicino.
Aldo mi aveva dato l'indirizzo preciso e comincio a chiedere a
qualche passante.
Finalmente lo trovo, entro in un violetto nel quartiere cinese
e una vecchietta molto gentile mi indica una porta. Entro. Sono
da poco passate le tre di pomeriggio, ci sono circa una ventina
di atleti che fanno corda; mi guardano un po' straniti, io comincio
a guardare in giro. Mi si avvicina un promoter che ovviamente
non parla inglese e gli dico che voglio allenarmi e gli mostro
le foto di Aldo che si allena lì con loro.
Tutti si dimostrano interessati e il promoter mi dice che posso
cominciare anche subito ma purtroppo non ho niente con me quindi
gli spiego che sarei tornato il giorno successivo e che volevo
dormire nel campo e mangiare nel campo insomma volevo vivere nel
campo con loro. Alcuni degli atleti si mostrano contenti di questa
cosa e con grandi sorrisi mi dicono, o meglio mi fanno capire,
che mi aspettano.
Nel frattempo il promoter mi indica quattro atleti che non si
allenano ma si fanno massaggiare e si mettono olio. Mi spiega
che la sera avrebbero combattuto al Raja stadium. Tra loro c'è
il campione del Raja e vincitore dell'S1 (il torneo più
importante della Tailandia) Lamsonkarn,
che la sera combatterà contro Kaokai (si quel Kaokai),
il vincitore del K1 in Giappone.
Insomma vincitore dell'S1 contro il vincitore del K1; in palio
c'è il titolo del Raja. Niente male come prima sera a BKK!!!.
Il promoter mi chiede se voglio andare con lui al Raja e vedere
gli incontri con loro. Potete immaginare la mia risposta. Si avvicina
mi da in mano le cinture di Lam (ho avuto in mano le cinture di
campione del Raja e dell'S1…), mi fa salire sulla sua moto e partiamo.
Finalmente vedo il tempio della muay thai, che emozione entro
e lo stadio è vuoto, è ancora presto. Intanto faccio
quattro passi poi finalmente arrivano gli atleti, vado negli spogliatoi
e vedo che ci sono un sacco di atleti che si preparano, massaggi,
odore di olio thai (si… è proprio il paradiso!!). Tra gli
altri ci sono Kaokai E Lam che si stanno preparando (se penso
che dall'indomani mi allenerò con Lam e gli altri… ). Fuori
dagli spogliatoi incontro Chawalit Jockyjim, il campione che Aldo
e Max (Baggio) avevano portato in Italia la scorsa estate (e attualmente
numero 2 al Raja) e che io insieme al mio amico Stefano avevamo
portato in giro per Trieste come guide turistiche una giornata
intera prima che ci facesse uno stage.
Non so come ma anche lui mi riconosce (cavolo era passato un anno
ma mi riconosce); mi avvecino e mi saluta con grandi sorrisi.
Purtroppo parla poco inglese ma capisco che è lì
perché è grande amico di Kaokai (si allenano insieme
nello stesso campo) ma anche di Lam e nei prossimi mesi contenderà
il titolo al vincitore del match di quella sera.
Tra l'altro mi dà il suo numero di telefono e mi dice di
andarlo a trovare al suo campo di allenamento (cosa che poi farò).
Cominciano gli incontri, io sono a bordo ring, è uno spettacolo
(potete immaginare la qualità degli atleti). Da bordo ring
si sente ogni colpo ogni contatto. Finalmente si arriva al “main
event”. Gli atleti salgono sul ring, Ram Muay e poi si comincia.
Primo round di studio ma con qualche bel colpo messo a segno da
entrambi; dal secondo si fa sul serio. Kaokai è bravissimo
a schivare i calci medi di Lam e rientrare con pugni o calci alla
testa. Lam invece è molto incisivo con le ginocchiate e
soprattutto le gomitate. Al terzo round le gomitate e ginocchiate
di Lam cominciano a piegare Kaokai che cerca di rispondere con
calci e pugni ma pochi vanno a segno. Kaokai ha un occhio quasi
chiuso grazie alle ripetute gomitate di Lam, ma anche quest'ultimo
ha gli occhi gonfi a forza di pugni. Nel quinto round praticamente
non si combatte, ormai gli atleti sanno chi ha vinto e si scambiano
solo qualche colpo. Termina il round, Lam si riconferma, dopo
un incontro davvero splendido, campione del Raja. Serata stupenda,
contento e stanco per le mille emozioni torno a Kaosarn, per l'ultima
notte di baldoria fuori dal Chuwattana.
Il giorno dopo mi ripresento al campo poco prima delle tre e comincio
a saltare la corda con loro. Mezz'ora di corda poi mi mettono
a fare un po' di sacco e poi subito un po' di pao. Gli unici stranieri
nel campo sono due ragazzi giapponesi, purtroppo neanche loro
parlano inglese. Io sono l'unico occidentale e naturalmente mi
chiamano Farang (che è un termine un po' dispregiativo
che significa “caucasico”). Corda, pao, sacco, addominali e un
po' di lotta, nella quale si accorgono subito che me la cavo (e
di questo devo ringraziare molto Aldo) motivo per cui il più
grosso mi prende e mi fa volare in giro per il ring senza lasciarmi
neppure il tempo di respirare. Verso le sei e mezza servono la
cena. Mettono due tavoli dove ci si allena e poi tutti si servono
una ciotola di riso (quel riso secco tipico orientale); poi mettono
nel tavolo quattro o cinque ciotole che vengono riempite con degli
intrugli tipo zuppe, precedentemente contenute in sacchetti di
plastica..
La cucina è proprio accanto al ring e al luogo dove si
sputa quando si è sul ring. Dopo cena sempre lì,
accanto ai sacchi ci si lava e si fa il bucato in delle bacinelle,
tutto ovviamente a mano. Prima di andare a nanna c'è qualche
ora di libertà. Qualche ora perché alle dieci chiudono
la porta del campo, chi è dentro è dentro chi è
fuori dorme fuori. La porta si riapre alle cinque e mezza del
mattino successivo, quando si ricomincia l'allenamento.
Ecco come ci si allena al Chuwattana: ore 5:30 del mattino sveglia,
lavarsi i denti vestirsi e entro le sei bisogna essere in strada
per fare 10 giri dell'isolato (un giro corrisponde a poco più
di 1 km; in giro a quell'ora ci sono solo monaci che raccolgono
offerte ma verso le sei e mezza comincia il traffico massiccio
e lo smog comincia a diventare fastidioso); fatti i dieci giri
5 scatti da circa 80 metri e poi si rientra al campo dove ci si
mette le fasce e via con sacco, pao, addominali ecc. Verso le
10:00 del mattino tutto tace.
Doccia e alle 10:30 si pranza: solito riso in bianco da condire
con quegli intrugli strani!. Poi qualche ora di libertà,
ma si è così stanchi e fa così caldo che
bisogna stare nel letto a dormire o riposare. A volte si può
guardare la tv fino a quando il figlio del padrone del campo (un
personaggio davvero assurdo) entra in camera e lamentandosi in
thai la spegne e intima a tutti di dormire. Alle tre in punto
di pomeriggio si comincia con 30 minuti di corda seguiti da sacco,
pao, lotta (chap ko) addominali e altri esercizi diciamo di “palestra”
(a volte anche sparring e tecniche a coppie). Alle sei doccia
e poi cena. Dopo cena libertà fino alle dieci e poi tutti
a nanna se no il figlio del capo comincia ad urlare!!!. Questa
è una giornata tipo al Chuwattana. Tutti i giorni sono
uguali, a parte la domenica, in cui la mattina si può dormire
e ci si allena solo il pomeriggio.
C'è una netta divisione nel campo fra chi fa boxe e chi
fa thai; allenamento diverso ovviamente, anche se poi tutti sanno
fare molto bene la thai e molti tirano anche di boxe. Non c'è
una disciplina di serie A e una di serie B, c'è grande
rispetto per il lavoro di tutti e a volte si “menano” fra chi
fa boxe e chi fa thai. Chi vince? Non lo so. Annosa questione
tra quali discipline sono più efficaci e quali meno. Loro
non si pongono di certo il problema. Si allenano e si divertono
un sacco. Una volta uno di loro che ora regge i pao (ma in passato
credo sia stato un ottimo atleta…) un giorno ha portato suo figlio
e gli ha fatto fare pao. Il figlio aveva 4 anni era davvero minuscolo,
a malapena si reggeva in piedi ma si stava preparando per il suo
terzo incontro. Il primo l'aveva vinto e il secondo perso. E ci
chiediamo ancora perché sono più forti di noi? Per
questo bambino era tutto un gioco (come è giusto che sia),
si divertiva come un matto a fare pao e poi ha fatto “sparring”
di boxe con l'ex campione asiatico di non so quale federazione,
mentre Lam faceva da arbitro!!! Una delle cose più fighe
e divertenti a cui ho assistito!!!.
Oltre a Lam altri erano i campioni di thai e di boxe del campo;
il problema è che non mi ricordo i nomi (troppo complicati).
C'erano due o tre campioni di boxe del Raja e altri campioni attuali
o del passato di thai, tra cui l'attuale detentore del titolo
del Raja di non so quale peso: Kyasit Chuwattana
(www.muaythai2000.com - vedere per credere).
Un'altra cosa divertente era vedere qual'era il passatempo preferito
di questi guerrieri. La sera dopo cena, si riunivano attorno a
una tv e … incredibile ma vero … si divertivano da pazzi con il
karaoke. Mettevano su un dvd con basi e le parole che scorrevano
sullo schermo e cantavano questa musica leggera tailandese (veramente
terrificante …), che sembra piuttosto una litania noiosa, con
queste vocine stridule… che risate!!!
La prima settimana è volata via così. Allenamenti
massacranti e vita di clausura al campo. Purtroppo fin dai primi
giorni a causa dell'attrito dei miei piedi sul cemento mi si sono
formate dolorosissime vesciche sotto i piedi. I primi giorni non
ci ho fatto caso e mi sono continuato ad allenare; alcune vesciche
passavano da sole ma in particolare una dolorosissima peggiorava
sempre di più e sopra si era formato un callo quindi mi
allenavo stringendo i denti ma a fine allenamento non riuscivo
quasi a camminare. La sera, zoppicante, al piccolo supermercato
che c'era accanto al campo a prendermi qualcosa da bere e mi sedevo
esausto sul marciapiede a sorseggiare qualcosa di fresco. A un
certo punto ho deciso che era il caso di fermarsi; basta allenamenti,
riposo forzato per qualche giorno se no avrei continuato ad allenarmi
male fino alla fine.
Dopo una settimana di allenamento ho salutato tutti e dopo aver
promesso al mio amico On che sarei tornato la domenica successiva
per vederlo combattere al Raja, ho fatto i bagagli e triste sono
tornato verso Kaosarn road. Visto che mi ci voleva qualche giorno
di pausa e che ero venuto anche in vacanza ho deciso di andare
in un agenzia turistica e partire per qualche giorno per il mare.
Così avrei visto un isola e qualche giorno al mare avrebbe
fatto bene al mio piede malandato. Prima di partire, però,
ho preso un taxi e sono andato fuori BKK perché volevo
visitare il Fairtex (famoso campo thai gestito all'americana,
ma con grandi campioni tailandesi come allenatori). Dopo un ora
e mezza di viaggio in taxi eccomi arrivato. Ero convinto che il
campo fosse praticamente sul mare e quindi ero tentato di rimanere
lì a curarmi e allenarmi nello stesso momento. Purtroppo
mi sbagliavo il mare era ancora abbastanza lontano e quindi ho
deciso di fare solo una breve visita.
Il campo è molto bello è soprattutto tecnologico
rispetto al Chuwattana. Purtroppo era domenica e nessuno si allenava.
Avrei voluto fare qualche allenamento lì, ma ho deciso
che era meglio pensare a curarsi e a tornare al Chuwattana in
forma per sfruttare appieno gli allenamenti massacranti. Verso
sera ho preso un autobus e sono tornato in città. Ho comprato
un biglietto di pullman e la mattina dopo sono partito per l'isola
più vicina a BKK (Ko Samet) in modo da tornare in fretta
appena guarito.
Nell'isola ho passato qualche giorno di relax in un bungalow semplicissimo
fatto di legno immerso nella foresta. L'ambiente era davvero stupendo
(anche se un po' troppo turistico), ma mi annoiavo e man mano
che passavano i giorni mi sentivo sempre più insoddisfatto;
pensavo che stavo perdendo tempo e quindi appena sono riuscito
ad appoggiare abbastanza bene il piede atterra (ancora un po'
claudicante) ho deciso di tornare ad allenarmi. D'altronde era
quello il motivo del mio viaggio.
Quattro ore di pullman ed eccomi di nuovo a BKK (città
che mi è piaciuta tantissimo..). Prima di tornare al Chuwattana
ho deciso di mantenere la promessa che avevo fatto a Chawalit
e sono andato a trovarlo nel suo campo di allenamento: il Jockyjim,
lo stesso di Kaokai. Dopo un oretta di taxi eccomi in un quartiere
sperduto di BKK con un sacco di stradine strette e case basse
a un piano solo. Finalmente trovo il campo e vedo Chawalit seduto
(sono le due del pomeriggio) che gioca a dama con il suo trainer.
La sfortuna non mi abbandona mai… se al Fairtex sono andato di
domenica e non si allenava nessuno, qui sono arrivato di sabato
e solo in pochi si allenavano. Chawalit riposava e Kaokai era
tornato dalla sua famiglia; sarebbe tornato solo la sera successiva.
Mi siedo, mi offrono una coca e sto lì una qualche ora
a chiacchierare (rispetto a quando era in Italia Chawalit è
più allegro e chiacchierone, anche se non parla quasi inglese
ma a volte riusciamo anche a capirci). Dopo qualche ora guardando
l'allenamento saluto e ringrazio tutti e torno al Chuwattana.
Domani combatte On al Raja e io non voglio mancare!!!.
Rieccomi al Chuwattana, mi accolgono di nuovo molto bene. In mia
assenza è arrivato un ex atleta del campo che per tre anni
aveva allenato a Ko Samui, che per fortuna parla inglese un pochino
più degli altri (del tipo che per lui “snow” significa
naso, ma ci si capiva lo stesso). Finalmente ho qualcuno con cui
parlare un po' di più: il mio amico Jin. La sera vado al
Raja; On vince al primo round con un bel diretto al mento e poi
nell'ultimo incontro (stavolta boxe)un altro atleta del Chuwattana
vince il titolo del Raja. Gran serata, che io ho seguito all'angolo
con tutti i miei compagni di allenamento (davvero emozionante).
Dopo la vittoria tutti a festeggiare e a mangiare insieme.
Ricominciano gli estenuanti allenamenti e io lego sempre di più
con i giapponesi che scopro sapere qualche parola di inglese,
ma essere molto timidi. Tra loro ora ci sono due che fanno Kick
giapponese (Hinata e Yamauch), un sordomuto che partecipa al Pride
(Myayama) e un pugile (Koji). Cominciamo a uscire insieme, andiamo
a mangiare tutti fuori in un ristorante giapponese dalle parti
di patpong (il quartiere rosso più famoso del mondo) e
a farci fare massaggi dopo gli estenuanti allenamenti (massaggi
seri, niente di sessuale ma molto, molto rilassanti). Tra l'altro
al Chuwattana è venuto a fare qualche foto il famosissimo
atleta del K1 Takeda Kozo e il campione del mondo di boxe (credo
WBF), un giapponese che di li a poco avrebbe combattuto per il
titolo con un thai. Niente male!!!.
Così trascorrono ormai gli ultimi giorni al Chuwattana,
allenamenti massacranti in un caldo torrido. Un altro problema
era il dormire. Hanno dei materassi ancora incelofanati che sembrano
fatti di pietra… durissimi... Per fortuna c'era anche l'aria condizionata,
che funzionava un giorno si e tre no…. E per fortuna, visto che
con l'aria c'era un freddo polare e la mattina al risveglio a
causa del catarro non riuscivo neppure a respirare (provare per
credere). Insomma un esperienza …….. STUPENDA.
E' arrivato il giorno della partenza. Faccio un po' di foto con
i miei amici del campo e tra grandi abbracci e saluti mi tocca
lasciare il Chuwattana. Dopo aver promesso che entro un anno sarei
tornato ad allenarmi con loro (promessa che ho tutta l'intenzione
di mantenere) saluto di nuovo tutti e mi avvio verso il tuk tuk.
Lam insiste per portarmi i bagagli e assieme a Jin mi accompagnano
(troppo gentili). Salgo sul tuk tuk e triste (ma anche felice
di tornare a casa) mi avvio verso Kaosarn road, dove mi aspetta
il pullman per l'aereoporto.
Torno a casa con la sensazione di aver imparato molto, di aver
fatto un esperienza incredibile, indimenticabile .. e di aver
conosciuto gente davvero molto in gamba che ricorderò sempre
con grande affetto e con la speranza di rivederli tutti alla mia
prossima visita al Chuwattana.